Femminismo e altre parolacce. 5 luoghi comuni da sfatare

Io sono femminista.

Perché queste tre parole, alle porte del 2017, fanno così tanta paura? Perché si dicono a bassa voce, con un po’ di esitazione, sperando che dall’altra parte il nostro interlocutore capisca e non si faccia idee sbagliate?

Io sono femminista. 

Una frase che, a seconda del pregiudizio o delle convinzioni di chi ascolta, è tradotta in:

  • Odio gli uomini. 
  • Tutti gli uomini sono maschilisti.
  • Le donne sono superiori.
  • Non mi depilo, sono lesbica, comunista e anche brutta. 
  • Le donne che fanno figli e scelgono di non lavorare sono delle fallite. No alla famiglia!

1. Odio gli uomini. 

Essere femminista non vuol dire essere misandrica. Il femminismo che odia gli uomini è un femminismo separatista, illogico, incoerente ed ipocrita.
Potremmo anche spingerci a dire che si fa automaticamente l’equazione femminismo = misandria quando qualcuno teme che le femministe possano trattare gli uomini come il patriarcato tratta le donne, ma qui si rischia d’infiammare gli animi e non è il caso.

2. Tutti gli uomini sono maschilisti.

“Tutti i musulmani sono terroristi”.
“Tutti i siciliani sono mafiosi”.
“Tutti gli immigrati sono delinquenti”.
“Tutti gli uomini sono stupratori”.

Le generalizzazioni fanno male, oltre ad essere francamente stupide. Quindi smettiamola con questo femminismo radicale, demonizzante, che non fa altro se non innalzare muri e gridare “al lupo”.
Nascere uomo non vuol dire essere, per natura e per forzatura, maschilista, violento, padre padrone, bestia vittima di incontrollabili (?) istinti animaleschi.
Anzi, voglio dire di più: non è sufficiente nascere donne per essere femministe.

3. Le donne sono superiori.

Non ha senso sostituire un sessismo con l’altro. Il punto fondamentale del femminismo è l’uguaglianza, ma il movimento si chiama femminismo perché fa leva sulla categoria oppressa, sulle qualità “tipicamente femminili” demonizzate e bistrattate, sul contesto storico e comunitario di un patriarcato nato con la società stessa (e viceversa).
Ma allora perché non usare il termine egualitarismo e basta?

Ribadiamo sempre quanto sia importante contestualizzare, ed in questo caso il termine egualitarismo non veicola affatto il messaggio da far comprendere: le donne continuano ad essere oppresse, le caratteristiche femminili sono ancora usate in maniera spregiativa, e il problema dev’essere risolto.
Inoltre –  e questa è un’opinione personale da prendere con le pinze – il concetto di egualitarismo richiama alla mia mente la necessità di schieramento politico; eppure non credo che per avere il diritto di essere ugualmente retribuite, rispettate, non uccise, non molestate occorra avere una particolare simpatia per uno specifico partito.

4. Non mi depilo, sono lesbica, comunista e anche brutta.

Depilarsi o non depilarsi è una scelta. La depilazione femminile, se vissuta come un’imposizione, è ovviamente un frutto della cultura maschilista in cui si cresce sin da piccoli, ma l’essenza del femminismo sta nella libertà.
Decidi di depilarti? Sei femminista comunque.

Il femminismo dev’essere intersezionale ed inclusivo: tutte le letterine della sigla LGBTQIA+ sono benvenute, accettate, riconosciute e valide. In prima linea ci sono spesso donne lesbiche, ma la generalizzazione della “femminista lesbica” è semplicemente uno spauracchio (stantio ed omofobo) che vorrebbe erroneamente simboleggiare la donna che odia gli uomini ed ama solo altre donne.
Oh, e per chi dice “femminista comunista”: i diritti umani sono apolitici. Se una persona difende il diritto di un bambino a ricevere un’istruzione, non è di sinistra né di destra: è semplicemente una persona civile.

Spendo poche parole sul “tipico” aspetto fisico della femminista. Pensare di denigrare le convinzioni di una donna facendo leva sul modo in cui si presenta è solo un altro esempio di maschilismo: “puoi essere valutata secondo l’unica caratteristica che rende una donna degna di rispetto ed attenzione, ossia la bellezza“. E questo è proprio ciò che il femminismo combatte ogni giorno.

5. Le donne che fanno figli e scelgono di non lavorare sono delle fallite. No alla famiglia!

Ritorna il tema della libertà. Nessuna donna è “meno donna” in base alle sue scelte di vita, sia che voglia lavorare full time e non avere un/a partner, sia che desideri avere dieci figli ed occuparsi di loro. O entrambe le cose!

Chiariamo solo alcuni punti:

  • una donna non è incompleta senza figli
  • una madre può assolutamente essere femminista ed educare i suoi figli ad esserlo
  • una donna non è incompleta senza un uomo
  • una donna che si sposa (con un uomo) non è maschilista

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One thought on “Femminismo e altre parolacce. 5 luoghi comuni da sfatare

  1. ci sono donne e uomini belli e meno belle così come uomini, possono essere femministe tranquillamente a prescindere dall’aspetto esterico. La depilazione è una scelta estetica legittima (non solo delle donne), sono d’accordo

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